Il Futuro interessa anche ad un cervello gravato dal Passato.

Ogni sera ci raccontavamo della disaffezione sistematica che provavamo nei confronti di questo mondo di cartapesta: un luogo entro il quale si concentravano piccoli universi in contrazione. Alcuni di questi luoghi erano un rifugio notturno dove dissipare la disperazione di questo eterno presente. Lì, tutti insieme, iniziavamo a confidarci.
In alcune giornate particolari ammazzavamo delle mezzore a colpi di Storie. Stefano fumava dritto, Fabio, ripensando alla partita della nazionale, ricordò il gol di Walter «Casao» Casagrande al Del Duca dalla linea di fondo campo, gli altri parlavano del C.U.D. e degli ottanta euro del Presidente. «Almeno da domani torno a dormire fino a mezzogiorno...» - borbotta Andrea appena disoccupato ma cercando di guardare il bicchiere mezzo pieno (poi aspira del fumo ed inghiotte a bocconi). Io, fingendo che non siano le 4 del mattino, penso ad alcune cose andate irrimediabilmente perdute e, finendo l'ultimo sorso di birra, pongo il pensiero a Simone e agli altri. Domando dove si troveranno ora tutte quelle schedine del Totocalcio giocate, sbagliate e poi gettate; quei vestiti pieni di lustrini che si indossavano a Capodanno e che nessuno oserebbe più indossare nemmeno a Carnevale; le caramelle Rossana che le nonne inspiegabilmente avevano sempre in tasca fino a qualche anno fa; chi ha rubato la Coppa Rimet; gli album completi delle gomme Topps con gli introvabili Poggi e Volpi; dove sia fuggito il Professor Caffè; che caspita di fine hanno fatto i palloni che calciarono in curva Baresi e Baggio contro il Brasile ad USA '94, nella torrida canicola di Pasadena.
Cazzate su cazzate. Insignificanze su insignificanze. Ci si tiene occupati, ci si racconta una piccola storia o al massimo due, per non pensare al fatto che, a vite e sensibilità tutto sommato eterogenee tra loro, corrisponde sistematicamente una totale assenza di prospettive a breve, medio e lungo termine. Ci camuffiamo dietro pensieri inutili, pose particolari, modi di dire e fare. Una lunga serie di comportamenti stereotipati utili solo per continuare a mentire agli altri ma soprattutto a noi stessi. La verità è che dobbiamo andarcene. Dobbiamo abbandonare una volta per tutte queste strade senza prospettive che ci hanno visto bambini. Lasciare tutto dietro le nostre spalle per perderci in qualche angolo del mondo (cercando, se possibile, di non essere troppo soli). Fuggire e sperare di tornare.
Prima di incamminarmi verso casa, ripenso ad altre cose da poco: le estati calde ed infinite della mia infanzia, le ginocchia sbucciate durante le colonie estive, i pianti storici... Nonno, ti ricordi? Mi rubavi il nasino e mi dicevi «Mio».

Commenti

  1. Di solito quando si fanno quattro chiacchiere tra amici ognuno si ricorda di qualcosa del suo passato.
    Si preferisce perché a volte il futuro spaventa.
    Un saluto,
    aldo.

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    1. Sì, forse è un atteggiamento estremamente nichilistico, ma talvolta è meglio sostare e perder tempo sulla linea di demarcazione che divide l'oggi da un domani che ci appare irreversibile.
      Come facciamo a scegliere se le possibilità sono infinite ma la vita poi è una sola? Come posso sapere cosa mi servirà domani?

      G.

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  2. A te non posso commentarti, mi sembra di leggere me stessa...
    C'è un dolore fossile dentro i ricordi che sprona e blocca il futuro.

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    1. Ti ringrazio per essere passata di qui, Sarah.

      G.

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  3. Hai il Guerriero di Capestrano come avatar... mi fai venir nostalgia di casa :)

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